Domani è il 25 novembre.
La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è sempre un momento complesso: non bastano le parole, serve trovare un linguaggio che arrivi in profondità.
Per questo, in questi mesi, ho scelto di affidarmi alle immagini e alle arti visive. Alla forza dell’arte sacra, che da secoli racconta – spesso in modo silenzioso ma potentissimo – le fragilità, le ferite, le invocazioni e le resistenze dell’umano.
Da secoli l’arte ha custodito, esaltato e tramandato le storie delle sante, “incredibili storie” di sacrificio ed eroismo. A ben guardare però, oltre alle aureole luminose e i panneggi dorati, dietro le tele dei grandi maestri e i marmi delle chiese, si nasconde un racconto che è prima di tutto umano e drammaticamente terreno: quello della violenza sulle donne.
Da questa intuizione è nato Ognissante: una storia che parte da un’immagine, una storia fatta di storie con la speranza di tenere insieme la bellezza e il dolore, la violenza e la possibilità di essere viste, credute, accolte.
In queste settimane ho avuto l’occasione di raccontarla a tante persone, in tanti luoghi diversi: musei, biblioteche, scuole, sale storiche, teatri piccoli e grandi. Ogni volta cambia qualcosa – un ascolto, una domanda, un silenzio – e ogni volta mi conferma che l’arte può ancora essere un ponte, uno spazio sicuro in cui parlare anche dei temi più difficili.
Per chi vuole ascoltare ancora questa storia, mercoledì 26 a Racconigi alle 20.45, nello spazio della SOMS.
Un appuntamento che sarà possibile anche grazie al prezioso supporto dell’associazione mai+sole, centro antiviolenza donna, il cui lavoro quotidiano rende tutto questo ancora più necessario e significativo.
Il 25 novembre non è una ricorrenza da segnare sul calendario, ma un impegno quotidiano.
L’arte, quando trova le parole giuste, può aiutarci a ricordarlo.
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