Le immagini del miracolo e della guarigione
L’arte che cura
se ne parla molto in questi giorni…
Oggi pomeriggio sarò all’Ospedale Cottolengo di Torino per un nuovo incontro di “Cultura e speranza” dedicato a questo tema che attraversa i secoli: l’arte che cura.
Non nel senso metaforico, ma molto concreto.
Ci sono immagini – soprattutto sacre – che per lungo tempo sono state considerate taumaturgiche, capaci di intervenire sul corpo e sul dolore. Le rappresentazioni dei santi, prima ancora di essere oggetti di devozione, erano strumenti di relazione: si guardavano, si toccavano, si invocavano.
Un esempio emblematico è Sant’Apollonia, martire del III secolo, riconoscibile per la tenaglia con il dente: da secoli è invocata contro il mal di denti ed è la patrona dei dentisti. Nella celebre interpretazione di Francisco de Zurbarán, la santa appare composta, quasi silenziosa, ma il suo sguardo e i suoi attributi raccontano una storia di sofferenza, resistenza e fiducia.
La medicina antica (fondamentalmente con Ippocrate) si era staccata dalla originaria medicina di Asclepio, negando il peso dell’anima nella causa della malattia. Il Medioevo, almeno da questo punto di vista, unifica nuovamente corpo ed anima. Per l’uomo medioevale occidentale, così come islamico, non era possibile scinderli, per cui la malattia era una perturbazione di questa unità corpo-anima.
Salute e malattie non sono categorie separate, ma estremi: il compito della medicina è quello di “[…] interpretare e coltivare l’ambito della neutralitas, il terreno fra sano e malato, fra fisiologia e patologia. In quest’ottica in cui la salute è fondamentalmente un equilibrio, ha grande importanza la medicina preventiva. L’esser malati è un modus deficiens, un dis-ordine, la salute è un atteggiamento e un’aspettativa, un habitus. La salute è un sentiero che si forma nel momento in cui lo si percorre.
Da queste immagini nascono poi i “per grazia ricevuta”, gli ex voto: oggetti, dipinti, frammenti di vita che trasformano la guarigione in racconto condiviso. Non solo ringraziamenti, ma vere e proprie narrazioni del dolore e della speranza.
In ospedale, luogo di cura per definizione, queste immagini tornano a parlare.
Raccontano che il bisogno di essere visti, ascoltati e compresi è parte della guarigione tanto quanto la medicina.
Oggi , il racconto parte proprio da qui.
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